La sadhana
La sadhana , la pratica di yoga, si basa, innanzitutto, su due pilastri fondamentali: abhyasa (esercizio costante) e Vairagya (giusto distacco).
Quindi si presume che il sadhaka (praticante) abbia una sua routine quotidiana per mantenere un equilibrio di corpo, mente, spirito che onorerà con costanza e , soprattutto, senza attaccamento.
Ma cos’è l’attaccamento?
Intanto ti voglio far riflettere sul prerequisito di vairagya che è “Viveka” cioè la capacità di discernimento tra ciò che è bene e ciò che
è male, tra ciò che è reale e ciò che non lo è, tra ciò che è impermanente
e ciò che non lo è…
Sostanzialmente lo yoga vuole insegnarci a prendere le giuste distanze da ciò che ci circonda, dai sentimenti e dalle emozioni
riconoscendo ciò che ci arricchisce e allontanando ciò che ci ruba energia e serenità.
Se riconosci che la realtà è impermanente, che tutto cambia, evolve, si trasforma imparerai anche a non avere aspettative e quindi a non
attaccarti (vairagya) ai risultati delle tue azioni.
Quante volte, ad esempio, schiudendo leggermente gli occhi durante
la pratica ti sei ritrovato/a a pensare che quella posizione era
sbagliata, che la persona vicino a te la stava eseguendo molto meglio,
che mai saresti arrivato/a a fare lo stesso ecc,ecc?
Quante volte hai pensato di praticare solo hatha yoga o vinyasa perché assolutamente no lo Yin Yoga non fa per me, troppo statico e cosi via?
Quante volte ti sei quindi “attaccato/a a un’idea, a un’aspettativa, a una paura o a un desiderio che non ti hanno permesso di evolvere, di sperimentare, di crescere, di lasciarti quel senso di libertà, di leggerezza, di apertura e sei invece rimasto/a “incastrato/a in una credenza, in uno schema mentale che ti ha bloccato nella tua espansione, nella tua vita?
Allora prova ad affidarti e scivola nel flusso costante di una pratica libera, senza aspettative, senza attaccamento e goditi il
momento ,ogni giorno, vivi nel qui e ora.
